L'ortoressia

Steven Bratman, medico statunitense, definì per la prima volta nel 1997 l’ortoressia come “la ricerca ossessiva della corretta alimentazione”. In seguito è stata anche definita una “patologia confusa per una virtù”. Per quanto possa essa essere indirizzata ad un miglioramento dello stato di salute, l’ortoressia si configura come un vero e proprio disturbo alimentare seppur non ancora codificato ufficialmente a livello internazionale nella famiglia di cui fanno parte già anoressia, bulimia e il cosiddetto binge eating disorder.
Questa esclusione è sicuramente dovuta al fatto che tale disturbo, figlio dello stile di vita moderno e dei ritmi sociali del nuovo millennio, si affaccia sul panorama delle alterazioni del comportamento alimentare solo da pochissimi decenni, quantomeno in maniera rilevante e riconoscibile.
In alcuni studi la prevalenza di elementi nel comportamento alimentare che riconducano ad un atteggiamento ortoressico supera il 50% dei soggetti (86% in un campione di praticanti yoga in Spagna). Questo dimostra, a fronte di quadri patologici gravi di frequenza molto inferiore (verosimilmente 6.9% in Italia), una vasta diffusione di soggetti tendenti all’ortoressia e a rischio di subirne gli effetti negativi con il passare del tempo.

Il “salutismo”, inteso come costruzione sociale di salute, è una delle ideologie dominanti nel mondo occidentale e trova sfogo nell’offerta che i media propongono alle popolazioni. Eventuali problemi di salute sono oramai percepiti dall’individuo come principalmente correlabili al proprio stile di vita, piuttosto che a cause esterne. Corretta disciplina fisica e condotta morale rappresentano pertanto due elementi cardine nel bilancio di salute che ognuno fa su di se’. Il confine tra curarsi del proprio benessere, informandosi e attivando comportamenti adeguati in termini di prevenzione e mantenimento dello stato di salute, e “ammalarsi” di benessere a questo punto si assottiglia.

Come si può riconoscere un quadro che, da uno stile salutistico corretto (buona alimentazione e attività fisica), stia deviando verso un atteggiamento esasperato e spesso correlato con un profondo stato d’ansia soggettiva? Un primo segnale, apparentemente innocente, può essere l’iniziale desiderio di accentuare un’abitudine alimentare specifica piuttosto che un comportamento benefico associato al proprio stato di salute generale. A questo si associa immancabilmente un senso di obbligo morale, connesso al peso corporeo e all’immagine fisica (linea attraente e giovanile). Autosorveglianza e forzature nel proprio comportamento rispetto all’abituale, dettate dalla richiesta di adeguamento alle pressioni sociali che riceve l’individuo, rappresentano altri segnali di questa deriva ortoressica. Timore di mangiare in presenza di altri, senso incontrollato di fame, senso di colpa e nervosismo associati al consumo cibo, spasmodica analisi dei cibi consumati, della loro provenienza e di eventuali possibili contaminazioni, completano il quadro.

Esistono due test che possono essere utilizzati per individuare e caratterizzare l’ortoressia: il BOT (Bratman’s Orthorexia Test) e il test ORTO-15.

Il Test Bratman per l'ortoressia:

  • Pensate alla vostra dieta più di 3 ore al giorno?
  • Pianificate i pasti con vari giorni di anticipo?
  • Il valore nutrizionale di ciò che mangiate è più importante del piacere di mangiare?
  • La qualità della vostra vita è diminuita parallelamente al miglioramento della qualità della vostra alimentazione?
  • Ultimamente siete diventati più rigidi con voi stessi?
  • Mangiare in modo sano aumenta la vostra autostima?
  • Avete rinunciato a cibi che vi piacevano per mangiare quelli 'giusti'?
  • La vostra dieta vi rende difficile mangiare fuori, allontanandovi dalla famiglia e dagli amici?
  • Vi sentite in colpa quando "sgarrate" dalla vostra dieta?
  • Quando mangiate in modo sano, vi sentite in pace con voi stessi e con il controllo completo della situazione?

Se la risposta è sì a 4 o 5 delle precedenti domande, è il momento di adottare un rapporto più rilassato con il cibo. Se la risposta è sì a tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione. 

La consapevolezza che una condizione di ortoressia possa condurre da un lato a malnutrizione, dall’altro a perdita delle proprie relazioni sociali e peggioramento della qualità di vita, impone nel caso si riconoscesse o sospettasse una situazione ortoressica l’avvio di un approccio terapeutico e di sostegno adeguato.
Sebbene non esistano delle strategie univoche e validate, è certo che l’approccio migliore sia rappresentato dall’intervento di un team multidisciplinare che includa medici, psicoterapeuti e dietisti, nell’ambito di un percorso di cura stretto e monitorato. La correzione degli stili alimentari, il recupero della socialità, la distruzione di falsi credi nutrizionali che possono generare confusione, abbinati ad una terapia psicologica di tipo cognitivo-comportamentale e alla dietoterapia scientificamente validata, rappresentano la via terapeutica da intraprendere. Tanto che l’approccio educazionale e di ripristino delle abitudini fisiologiche possono essere maggiormente efficaci rispetto al trattare unicamente le problematiche ossessivo-compulsive dell’ortoressia. Anche tecniche di rilassamento pre e post prandiale possono giovare in quest’ottica.
Anche la farmacoterapia può essere d’aiuto nell’approccio curativo dell’ortoressia: in questo caso medicinali inibitori del reuptake della serotonina hanno dimostrato efficacia.

In conclusione: l’ortoressia rappresenta un’alterazione del comportamento alimentare fortemente condizionata dal tempo in cui viviamo, dove a richieste sempre maggiori da parte della società verso l’individuo si aggiungono fonti informative molto vaste e raramente affidabili, che nei soggetti maggiormente predisposti ad ansia verso il proprio stato di salute possono condurre a problematiche sia fisiche che psicologiche che di relazione. La consapevolezza del problema, qualora presente, ed il miglior approccio terapeutico possono trattare l’ortoressia e prevenirne le conseguenze.

 

Bibliografia

1) Orthorexia nervosa: An integrative literature review of a lifestyle syndrome. Int J Qualitative Stud Health Well-being 2015, 10: 26799.
2) Orthorexia nervosa: Validation of a diagnosis questionnaire. Eating Weight Disord. 10: e28-e32, 2005.
3) The clinical basis of orthorexia nervosa: emerging perspectives. Neuropsychiatric Disease and Treatment 2015:11 385-394.
4) Orthorexia nervosa in the general population: a preliminary screening using a self-administered questionnaire (ORTO-15). Eat Weight Disord. 2011 Jun;16(2):e127-30.